La mia intervista a Luigi Nespeca

da | Amici fotografi

La mia intervista a Luigi Nespeca: vieni a conoscere più da vicino un fotografo e videomaker davvero interessante. Ho pensato che potesse essere una cosa davvero molto utile inserire nel blog un professionista che conosce molto bene le montagne del centro Italia, soprattutto quelle dell’ Abruzzo e del Lazio.

Detto questo!!! Se ti va di conoscere più da vicino il nostro amico Luigi allora mettiti comod* e vieni a scoprire cosa ha da dirci.

Prima di continuare però ti volevo parlare di questo spazio esclusivo riservato ad altri fotografi. Sono fermamente convinto che confrontarsi e condividere le proprie esperienze personali sia d’ ispirazione per poter crescere professionalmente. E qui sotto ti lascio anche il link del suo canale youtube, davvero interessante per prendere spunto e informazioni pratiche su numerose escursioni da effettuare in montagna e anche il link del sito internet di riferimento: www.luiginespecafotografia.it

Ed ora si parte con l’ intervista!!!

Quando hai iniziato il percorso da fotografo/videomaker?

Ciao Francesco, innanzi tutto vorrei ringraziarti per offrirmi la possibilità di raccontare un po’ del mio lavoro nell’ incredibile mondo della fotografia di paesaggio. Il mio percorso da fotografo/videomaker è iniziato una decina di anni fa, un passo dopo l’ altro, anche se in realtà il cammino è iniziato molto prima; partendo da una grande passione per la montagna, per i panorami di ampio respiro e dalla passione per l’ escursionismo e un po’ di avventura.

Da sempre ogni settimana cerco di raggiungere una meta di montagna; magari effettuando un’ escursione. E’ un modo per respirare, ricaricare le energie, rilassarsi e stancarsi un po’. Quasi per gioco mi ero iscritto ad un club in cui si “collezionano” le cime, per cui, ogni settimana raggiungevo una location diversa e tutte queste escursioni mi hanno fatto conoscere una buona parte delle montagne del Lazio, dell’ Abruzzo e delle Marche.

Allora vivevo ancora a Roma e conducevo una rubrica settimanale alla radio chiamata “Sentieri Musicali”, in cui ospitavo Alpinisti, Montanari, Giornalisti di settore e scrittori di montagna. Alla fine ho avuto l’ esigenza di raccontare le mie esperienze vissute in montagna e quindi ho pensato che il modo migliore potesse essere attraverso le immagini e i video.

Così è iniziata questa avventura con lo scopo di documentare ogni mia uscita fotografica. Dapprima con mezzi quasi rudimentali, ma con l’ obbiettivo di migliorare sempre di più la qualità video, audio e soprattutto la qualità delle immagini.

É stato un percorso lungo, spesso faticoso e la cosa bella è che si tratta di un percorso divertente e praticamente infinito. Ho iniziato così a riprendere le mie “avventure” tra le montagne dell’ Appennino Centrale, molto spesso in compagnia del mio fedele amico a 4 zampe. Per me è un modo per condividere l’ amore che provo per la montagna e magari far nascere anche la curiosità di raggiungere questi luoghi.

Tenevo anche un diario, un blog, in cui descrivevo proprio queste escursioni. Rileggendo le pagine mi sono reso conto che avevo realizzato una guida per escursionismo con il proprio cane e questa guida è stata la prima pubblicazione in Italia, Dog Trekking in Appennino (Edizioni Il Lupo, 2015). Ma questo è stato solamente l’ inizio.

Com’ è nata la passione per la montagna?

La mia intervista a Luigi Nespeca

La passione per la montagna arriva da molto lontano. Tra gli anni 70 e 80 i miei nonni avevano una casa per la villeggiatura in un paesino tra le montagne del Lazio; a Filettino, in provincia di Frosinone. Un paese circondato da montagne gentili, boschi di faggio, qualche cima più severa e alcune vallate molto interessanti.

Tra la fine degli anni 80 ed i primi del 90 fu anche istituito il Parco Regionale Naturale dei Monti Simbruini che protegge gli habitat e le montagne tra le più belle del Lazio. L’ avventura è iniziata con il nonno che mi portava tra i boschi e i passi di montagna proprio dietro casa.

Ho iniziato a conoscere il territorio come un gioco. Mi divertivo a dare dei nomi fantasy ai luoghi, alle rocce e agli alberi; cercando di creare delle mappe mentali. Ancora oggi, a distanza di oltre 40 anni, se mi capita di passare da queste parti, saprei indicarti il nome con cui tra noi chiamavano le valli, i passi e gli alberi e quando capita questo è una grande emozione.

Dopo il periodo adolescenziale, in cui ero naturalmente attirato da altre cose, intorno ai 25 anni sono tornato a frequentare questi boschi; con una visione più adulta e per fortuna sempre con grande curiosità. Poi lentamente ho cambiato gli orizzonti e la montagna è divenuta una parte importante nella mia vita personale e professionale.

Come organizzi le tue uscite fotografiche?

La mia intervista a Luigi Nespeca

Molto spesso le mie uscite fotografiche coincidono con le mie uscite escursionistiche, quindi la programmazione è un’ attività di ricerca basata sul territorio. Ad essere onesto, inizio a pianificare la mia prossima uscita durante il viaggio di ritorno dall’ escursione settimanale. Si tratta di un vizio che si è radicato già prima di iniziare la mia attività fotografica e rappresenta un problema comune agli amanti della montagna.

Attualmente, la programmazione dell’ uscita fotografica parte dalla prefigurazione delle immagini che mi piacerebbe realizzare; ma va a coinvolgere diversi fattori. Tra questi le condizioni meteo, di sicurezza e il periodo dell’ anno per riuscire a stabilire dove cade la luce nel luogo prescelto.

Credimi!!! Si tratta di un’ attività complessa, non tanto per il lato escursionistico; ormai conosco molto bene il territorio che voglio raccontare, ma trovo difficoltà nella scelta delle location; specialmente dopo il periodo di pandemia in cui gli spostamenti erano limitati ed ora per il costo del carburante alle stelle.

Il mio intento quindi è quello di andare alla ricerca di immagini quanto più inedite possibili in un’ area che posso raggiungere facilmente in auto e dove posso rientrare in giornata. Il mio raggio d’ azione è di circa 150 km da dove risiedo; circa 2 ore di macchina.

Non è facile trovare una location diversa ogni settimana; ma ci provo e questa è la sfida. Provo a raccontare i luoghi anche in periodi diversi dell’ anno, magari al tramonto o in condizioni climatiche avverse.

Una volta scelta la location, vado a programmare l’ intero viaggio. Preparo l’ attrezzatura e soprattutto vado a verificare le condizioni meteo. Cerco di capire se possono presentarsi delle situazioni interessanti a livello fotografico; ovvero delle condizioni meteo tra il brutto e il brutale, con molte nuvole cumuliformi, magari con possibili nevicate ma con ampie schiarite.

Insomma!!! Per quanto mi possa impegnare nella buona riuscita della programmazione è sempre molto probabile che il piano salti e quindi a quel punto devo rivolgere la mia attenzione al piano B. In ogni caso è fondamentale conoscere o almeno immaginare con una buona precisione la traiettoria del sole e il punto in cui andrà a scendere dietro le montagne in modo tale da essere pronti a predisporre la fotografia.

Se non conosco bene la location, mi aiuto con qualche applicazione online; tipo Google Earth o Peakfinder che offrono gratuitamente delle buone simulazioni delle traiettorie del sole e della luna.

A quel punto carico lo zaino, che è sempre molto pesante e parto per la meta prescelta. Solitamente inizio la mia camminata nel momento in cui sul sentiero incontro gli escursionisti che invece fanno ritorno alle auto; così da trovarmi sul luogo in tempo per il tramonto e poi naturalmente si torna di notte… E qui si entra nel tema delle prossime domande……. La sicurezza.

Quali location di montagna ci consigli?

Prati di Tivo

Il mio consiglio è quello di iniziare dapprima con il territorio che si conosce meglio. Per intenderci le montagne di casa, così da imparare a scoprire nuove prospettive ogni volta che si torna.

Saper guardare la montagna come un soggetto fotografico è un’ attitudine essenziale che ci aiuta moltissimo ogni qualvolta ci troviamo di fronte a nuove location. Come un fotografo di ritratto, il paesaggista deve entrare in confidenza con il suo soggetto, che in questo caso è rappresentato dalla montagna.

Se invece vuoi un consiglio più preciso, senza ombra di dubbio posso parlarti del Gran Sasso e dei suoi bellissimi versanti. Quello Teramano (Prati di Tivo), con il suo paesaggio alpino, quasi dolomitico e il versante Aquilano (Campo Imperatore) che invece per alcuni versi ricorda la Mongolia con grandi praterie e cime rocciose.

Ma non dimentichiamo il versante Pescarese (il Voltigno), che invece è tipico dell’ Appennino con estese faggete e pianori carsici. Questi sono i luoghi che frequento di più e che mi sento di consigliare per effettuare delle bellissime escursioni con spunti fotografici di altissimo livello.

Consigli pratici per affrontare un’ escursione in sicurezza?

Cascata di San Giovanni

Non sono una Guida Alpina e non sono qualificato per offrire indicazioni sulla sicurezza, ma posso parlare della mia visione. Il primo consiglio; quello più importante; è di conoscere molto bene se stessi e soprattutto i propri limiti; non cercare mai di superarli ma al contrario di rimanere tassativamente entro i confini della propria esperienza.

Ti sorprenderà scoprire come questi limiti che ci sembrano insuperabili, in realtà nel corso della vita andranno ad attenuarsi. La nostra esperienza crescerà con l’ aumentare delle uscite escursionistiche e i confini della nostra fotografia diventeranno infiniti. Non bisogna mai avere fretta di scoprire e questo potrebbe fare la differenza in situazioni difficili.

Controllate sempre le previsioni meteo e sappiatele interpretare relativamente al territorio che andrete ad esplorare. Preparatevi per bene per affrontare la vostra escursione portandovi dietro la giusta attrezzatura: ramponi, piccozza, ciaspole, ecc.

Mettete nello zaino una carta topografica della zona e se siete fotografi paesaggisti, portate sempre con voi almeno 2 lampade frontali e le batterie di ricambio.

Cosa vorresti comunicare con il tuo stile fotografico?

Lago di Campotosto

Il mio stile fotografico è ispirato alla documentazione dei luoghi e al racconto del territorio. Essere un fotografo di paesaggio è una grande responsabilità; infatti si ha il compito di lasciare una documentazione professionale e soprattutto di qualità. Inoltre la fotografia rappresenta una forma artistica d’ espressione e in quanto tale risente in modo sostanziale della personalità di ogni fotografo.

Per questo motivo cerco di essere il più realista possibile, specialmente nella postproduzione delle immagini, anche se non nascondo che ritrarre un paesaggio in condizioni di luce epiche è di sicura soddisfazione.

Prediligo la fotografia a colori per situazioni prossime al tramonto e all’ alba, ma preferisco molto di più il bianco e nero per fotografie diurne; proprio per scovare meglio le forme e i contrasti della montagna.

Non ho mai utilizzato questo stile fotografico per salvare un’ immagine; anzi; di solito scatto pensando al bianco e nero con l’ idea di ridurre al minimo la distrazione offerta dal colore. In questo modo riesco molto meglio a concentrarmi sull’ essenza del luogo.

Quello che vorrei comunicare con la mia fotografia è quello stupore che a distanza di anni riesco ancora a cogliere ogni volta che torno in montagna. Non ti nego che oltre a questo mi piacerebbe far nascere anche quel desiderio di andare a conoscere il luogo ritratto.

Vorrei raccontare la sensazione che si prova davanti ad una parete rocciosa o una valle colorata durante il periodo autunnale; ma più di ogni altra cosa vorrei che si diffonda l’ amore per il paesaggio e la conservazione degli ambienti montani.

Qual’ è il luogo dove vai per prendere ispirazione?

Questa è una domanda molto difficile anche perché per ogni artista l’ ispirazione è la fiamma che mantiene vivo il desiderio di condividere e di continuare a lavorare nonostante le difficoltà quotidiane.

Ci sono momenti in cui la fotografia per me rappresenta solo una questione lavorativa. Sono un fotografo di architettura e commerciale; quindi alle volte l’ ispirazione potrebbe venire a mancare.

In questi momenti difficili, più che cercare un luogo per trovare l’ ispirazione, cerco una sfida; magari torno a fotografare un luogo che conosco bene ed ho fotografato centinaia di volte; alla ricerca di qualche nuovo particolare, una piega nella morfologia della roccia che non avevo ancora notato, magari in condizioni difficili, per rendermi conto
che una immagine familiare, potrebbe invece essere la chiave di volta per interpretare il paesaggio in modo nuovo.

Prima di salutare, vorrei ancora ringraziarti per questa opportunità. Raccontarsi è una grande occasione di crescita e vorrei chiudere questa chiacchierata con il mio motto: nella fotografia di paesaggio, l’ importante è sempre esserci.

Siamo arrivati ai saluti

Anche quest’ oggi siamo arrivati alla fine di questo spazio/rubrica dedicato ai nostri carissimi amici fotografi. Un ringraziamento doveroso va a Luigi Nespeca che ha accettato di partecipare a questa breve intervista.

Detto questo ci vediamo alla prossima “puntata”.

E se intanto vuoi iniziare a programmare

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